Arabba è uno dei maggiori centri di lingua ladina nelle Dolomiti. La sua storia inizia nella seconda metà del Seicento, con la chiesa eretta in onore degli apostoli Pietro e Paolo. Del periodo precedente si sa poco o niente: si narra che una catastrofe distrusse la vallata e solo due famiglie riuscirono a salvarsi, una sul Pizzach, l'altra sulle alture del Cherz. In una notte buia e silenziosa, qualcuno accese un fuoco, a cui qualcuno avrebbe risposto accendendone un altro a propria volta, così le famiglie si sarebbero ritrovate e insieme avrebbero ricostruito il paese. Leggenda o realtà, qualcosa di vero c'è e deriva dal nome stesso di Arabba, che in ladino è Rèba, da royba, la frana, o da rebia, la valanga e anche il torrente che straripa. Tutta la Valle di Livinallongo tremava e gli abitanti vivevano nella paura, sostenendo che tutto questo fosse provocato dal drago di San Giorgio che abitava all'interno del Col di Lana. Quando questo si muoveva, tutta la montagna tremava. Non si sapeva come porre fine a tutto questo, fino a che un giorno il parroco di Pieve di Livinallongo fece conficcare sulle pendici del Burz, addormentando il drago, una grande croce di ferro sulla quale erano state incise delle misteriose parole con il sangue che gli abitanti del posto hanno sempre chiamato La Chiesa Vecchia e forse era qui che sorgeva l'antico insediamento. Da quella volta non ci furono più gravi disastri e la gente potè vivere tranquilla.




