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Curiosità - Fun facts

Trieste e il caffè

2023-02-07 11:21

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Trieste e il caffè

Trieste è stato il porto più importante del Mediterraneo e la sua storia è tra le più antiche del bacino. La sua fortuna è iniziata nel XVIII secolo e da subito diventa "porto franco" grazie alla concessione dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo, che sostanzialmente ne ha lanciato il commercio, abbassando i dazi doganali su tante merci rare, come il caffè.


Possiamo quindi immaginare il fermento culturale della città in quel secolo e nei successivi, oltre al meltinpot mitteleuropeo che si respirava nell’aria. Trieste è così diventata un punto di riferimento per tutta l’ Italia nello smercio del caffè e per la sua lavorazione in loco, con tante piccole (e grandi) torrefazioni locali.


Come ordinare il caffè a Trieste


Per chi arriva a Trieste, per la prima volta, ordinare un caffè non è una questione da sottovalutare e può rappresentare una vera e propria impresa.


Normalmente quando ci si reca in un bar, in giro per l’Italia, si ordina un espresso o un macchiato.


A Trieste, invece, bisogna conoscere il lessico triestino del caffè.


Sì, un vero e proprio lessico perché a Trieste:


– il nero è il classico caffè espresso in tazzina;


– il nero in b è il caffè espresso in bicchierino di vetro;


– il “goccia” o “gocciato” è il caffè espresso con una goccia di latte caldo al centro;


– il capo è l’espresso macchiato caldo in tazzina;


– il capo in b è il macchiato caldo servito in un bicchierino di vetro;


– il deca è un caffè espresso decaffeinato in tazzina;


– il deca in b è un caffè espresso decaffeinato in bicchierino di vetro;


– il capo deca è un caffè espresso decaffeinato macchiato in tazzina;


– il capo deca in b è un caffè espresso decaffeinato macchiato in bicchierino di vetro;


– il caffellatte è il classico cappuccino.


Anche se, a Trieste, il modo prediletto di gustare il caffè al banco resta il capo in b.


Dove “capo” sta per cappuccino, “in b” si pronuncia “bi” ed è l’abbreviazione per “in bicchiere”.


A dire il vero non assomiglia tanto a un cappuccino in bicchiere, ma lo è per i triestini, che chiamano caffellatte quel che il resto d’Italia identifica come cappuccino, ovvero servito nella tazza grande con abbondante latte.


Una particolarità è il bicchiere nel quale viene servito il capo in b, infatti è quello in vetro dell’ottavo da trattoria, a coste, che in passato era l’unico bicchiere abbastanza robusto da resistere al calore del caffè.


Il 1° ottobre è l’International Coffee Day, la giornata internazionale a lui dedicata; chiudendo gli occhi, respirandone il profumo, lo festeggiamo da questa città che lo ama in modo particolare!




E da non perdere una visita ai caffè letterari, storici luoghi d’incontro di poeti e famosi intellettuali. Ogni triestino vi è particolarmente affezionato per l’importanza che riconoscono alla cultura del caffè in città.


Tour dei Caffè a Trieste

  • Caffè Tommaseo: il più antico e vicino al mare, si trova appunto nella piazza Tommaseo. Fu inaugurato nel 1830 dal padovano Tommaso Marcato. Con impronta dichiaratamente austriaca, fu decorato da Lorenzo Gatteri con delle specchiere arrivate direttamente dal Belgio. Frequentato ancor oggi da artisti e letterati, lo fu da Svevo che scriveva seduto ai tavolini come da Claudio Magris che scrisse il suo capolavoro “Danubio” seduto proprio nei tavolini di questo caffè.
  • Caffè degli Specchi: caffè con vista mare che si apre sulla Piazza dell’Unità d’Italia. Del 1839 è l’unico caffè rimasto dei quattro caffè che dominavano quella che a quel tempo era chiamata piazza Grande. Fu chiamato così perché furono incisi su specchi, lastre di vetro delle quali oggi sopravvivono solo tre esemplari, tutti i fatti storici salienti dell’epoca. Nell’Ottocento fu ritrovo degli irridentisti e dopo il secondo dopoguerra fu quartier generale della marina britannica
  • Caffè Urbanis: da Piazza dell’Unità si prende la via pedonale che porta in Piazza della Borsa, qui si scopre il caffè Urbanis in tutto lo splendore dei suoi oltre 180 anni. Rimangono ancora le volte affrescate e il pavimento in mosaico che racconta storie di mare e di bora, e che riporta la data 1832.
  • Caffè Tergesteo: nella galleria omonima vicina a piazza Borsa. Fondato nel 1863 conserva ancora le vetrate colorate che immortalano storie di vita triestina, ma purtroppo dopo l’ultima ristrutturazione l’atmosfera originaria è andata perduta.
  • Antico Caffè Torinese: si trova in Corso Italia e l’antica magnificenza liberty in questo caffè è rimasta integra. Inaugurato nel 1915, conserva ancora l’antico lampadario, gli arredi e le boiserie. Rimane tutt’oggi un Caffè con pasticceria, come in origine.
  • Caffè Stella Polare: lasciandoci il mare alle spalle, proseguendo lungo corso Italia si incrocia Via Dante dove al numero 14 si trova il Caffè Stella Polare. Qui, pur mancando il tavolo di biliardo, il bancone di ciliegio, gli specchi e gli stucchi di un tempo, l’ambiente sa ancora molto di Austria e di letteratura. In questo Caffè, infatti, James Joyce si intratteneva insieme al fratello per leggergli i nuovi capitoli del suo romanzo “Ritratto dell’artista da giovane”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il locale fu convertito in sala da ballo, oggi invece vi allestiscono mostre fotografiche e pittoriche.
  • Caffè San Marco: Nel cuore del borgo Franceschino in via Battisti, dietro una fila di anonime vetrate, ecco il Caffè San Marco. Mantiene l’atmosfera del passato con l’arredo ispirato alla Secessione Viennese. Vi trovate ancora i tavolini di marmo e ghisa, il bancone di legno intarsiato con le maschere sopra. Fu inaugurato nel 1914 e diventò rifugio irridentista e laboratorio per passaporti falsi. Nel 1915 fu quasi distrutto dalla polizia austriaca. Fu il rifugio di Slapater e Stuparich; ancor oggi è frequentato da scrittori, studenti e scacchisti. Nel secondo dopoguerra diventò la sede della Società Scacchistica Triestina. In questo caffè nel 1962 furono girate alcune scende del film Senilità, tratto dall’omonimo romanzo di Italo Svevo.
  • Caffè Pasticceria Pirona: si trova in largo Barriera Vecchia ed è una tappa obbligata per i golosi. Sono famosi i bignè alla crema, la putizza o il presnitz. Nell’ingresso un grande mosaico porta la data dell’apertura, il 1900. Locale in stile liberty, fu molto apprezzato dalla borghesia triestina e da James Joyce che per due anni abitò nella stessa strada al numero 32.

A questo punto, dopo aver saputo quanto il caffè fa parte della storia e della cultura triestina, non ci stupisce che esiste anche un piccolo museo a tema.


Per visitare il magazin del cafè possiamo rivolgerci all’Associazione Museo del Caffè. Una sezione dedicata al caffè si trova anche all’interno del Museo Commerciale; anche in questo caso la visita è su richiesta.


https://www.aifb.it/prodotti-tipici-italiani/caffe-a-trieste/
https://guidabora.it/trieste-citta-del-caffe/